Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 5 febbraio 2004.

Priimta 2004-02-05 · ECLI:EU:C:2004:71 · Court of Justice · Kalbos: EN · IT · SV · FR · DE

Byla
C-95/01
Teismas
Court of Justice
Data
2004-02-05
ECLI
ECLI:EU:C:2004:71
Originalas
EUR-Lex ↗
TeisėjasV. SkourisTeisėjasC. GulmannTeisėjasJ.-P. PuissochetTeisėjas · pranešėjasF. MackenTeisėjasN. ColnericGeneralinis advokatasJ. MischoKanclerisH. von Holstein
Santrauka
Rengiama…

Parti

Motivazione della sentenza

Decisione relativa alle spese

Dispositivo

Parti

Nel procedimento C-95/01,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dal Tribunal de grande instance de Paris (Francia) nel procedimento penale dinanzi ad esso pendente a carico di

John Greenham

e

Léonard Abel,

domanda vertente sull'interpretazione degli artt. 28 CE e 30 CE,

LA CORTE (Sesta Sezione),

composta dal sig. V. Skouris, facente funzione di presidente della Sesta Sezione, dai sigg. C. Gulmann e J.-P. Puissochet, dalle sig.re F. Macken (relatore) e N. Colneric, giudici,

avvocato generale: sig. J. Mischo

cancelliere: sig. H. von Holstein, cancelliere aggiunto

viste le osservazioni scritte presentate:

sentite le osservazioni orali dei sigg. Greenham e Abel, del governo francese, del governo ellenico e della Commissione all'udienza del 18 aprile 2002,

sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del

16 maggio 2002,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Motivazione della sentenza

Contesto normativo

La normativa comunitaria

La normativa nazionale

«È punito con due anni di arresto e un'ammenda di 250 000 F[RF] o con una di tali due pene alternativamente chiunque, parte contrattuale o terzo estraneo al contratto, abbia indotto in inganno o tentato di indurre in inganno la controparte contrattuale con qualsiasi mezzo o comportamento, anche avvalendosi dell'operato di un terzo, riguardo:

1° alla natura, alla specie, all'origine, alle qualità sostanziali, alla composizione o al tenore di sostanze utili di qualsiasi merce;

2° al quantitativo dei beni consegnati o alla loro identità, consegnando una merce diversa dal bene specifico che ha formato oggetto del contratto;

3° all'attitudine all'uso, ai rischi relativi all'utilizzazione del prodotto, ai controlli effettuati, alle modalità d'uso o alle precauzioni da adottare».

«E' vietato detenere a scopo di vendita, porre in vendita o vendere qualsiasi merce e prodotto alimentare destinato all'alimentazione umana qualora vi siano stati aggiunti prodotti chimici diversi da quelli il cui impiego è dichiarato lecito con decreti adottati di concerto dal Ministro dell'Agricoltura e dello Sviluppo rurale, dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, dal Ministro per lo Sviluppo industriale e scientifico e dal Ministro della Sanità, su parere del Conseil supérieur d'hygiène publique de France [Consiglio superiore francese per l'igiene pubblica; in prosieguo: il “CSHPF”] e dell'Académie nationale de médecine [Accademia nazionale di medicina]».
«Sono considerati prodotti alimentari destinati ad un'alimentazione particolare i prodotti alimentari che, per la loro particolare composizione o per il particolare processo di fabbricazione, si distinguono nettamente dai prodotti alimentari di consumo corrente, sono adatti allo scopo nutrizionale indicato e sono commercializzati in modo da indicare che sono conformi a tale scopo».
«Con decreti interministeriali dei Ministri responsabili del Consumo, dell'Agricoltura e della Sanità, su parere del [CSHPF], sono fissati:

a) l'elenco e le condizioni d'impiego delle sostanze aventi uno scopo nutrizionale come vitamine, sali minerali, amminoacidi e altre sostanze che è lecito incorporare nei prodotti alimentari destinati ad un'alimentazione particolare nonché i criteri di purezza applicabili a tali sostanze; (…)».

Causa principale e questione pregiudiziale

«Se gli artt. 28 CE e 30 CE debbano interpretarsi nel senso che vietano che uno Stato membro si opponga alla libera circolazione e alla commercializzazione di un integratore alimentare legalmente venduto in un altro Stato membro».

Sulla questione pregiudiziale

Osservazioni sottoposte alla Corte

Risposta della Corte

Da un lato, la procedura di previa autorizzazione deve essere facilmente accessibile, deve potersi concludere entro termini ragionevoli e, in caso di esito negativo, la decisione di diniego deve poter formare oggetto di un ricorso esperibile in via giurisdizionale. Dall'altro, una decisione che neghi l'autorizzazione alla messa in commercio deve fondarsi su un'approfondita valutazione del rischio per la salute, basata sui più affidabili dati scientifici disponibili e sui risultati più recenti della ricerca internazionale.

Decisione relativa alle spese

Sulle spese

Dispositivo

Per questi motivi,

LA CORTE (Sesta Sezione),

statuendo sulla questione ad essa sottoposta dal Tribunal de grande instance de Paris con sentenza 19 febbraio 2001, dichiara:

Gli artt. 28 CE e 30 CE devono essere interpretati nel senso che non ostano a che uno Stato membro vieti, salvo previa autorizzazione, la commercializzazione di prodotti alimentari, legalmente fabbricati e messi in vendita in un altro Stato membro, cui siano state aggiunte sostanze nutritive, quali vitamine o minerali, diverse da quelle il cui impiego è dichiarato lecito nel primo Stato membro, qualora risultino soddisfatti determinati requisiti.

Da un lato, la procedura di previa autorizzazione deve essere facilmente accessibile, deve potersi concludere in termini ragionevoli e, in caso di esito negativo, la decisione di diniego deve poter formare oggetto di un ricorso esperibile in via giurisdizionale. Dall'altro, una decisione che neghi l'autorizzazione alla messa in commercio deve fondarsi su un'approfondita valutazione del rischio per la salute, basata sui più affidabili dati scientifici disponibili e sui risultati più recenti della ricerca internazionale.

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